Me stessa a me stessa.

D’accordo: provo a raccontare qualcosa di me stessa. A me.

E’ così che inizia il laboratorio di scrittura terapeutica ‘il viaggio interiore’, tenuto nell’estate 2025 al Monastero zen di Sanboji, da Sonia Scarpante.


E già mentre mi vedo alle prese con questo esercizio ecco sorgere il primo interrogativo spontaneo: ci sono io, che racconto di me… a me stessa. Se poi aggiungo la voce critica che ci guarda da fuori e quella che sta già pensando al pranzo, allora mi chiedo: ma quante siamo in questa stanza??!!

Il primo passo, ovvio, è guardarmi dentro. Solo che a volte, guardarmi dentro, è come affacciarsi su un grande vuoto.
E mi viene in mente un’immagine: le Piscine di Roca Vecchia, nel Salento. Grando crateri formatesi nella roccia con il crollo del soffitto di grotte marine. Ci sono io sul bordo dorato che urlo verso il fondo: Ehi! C’è qualcuno quiiii…? Il rimbombo risponde. Fine del momento di introspezione.

Non siamo grandi praticanti dell’autoanalisi, ragazze ammettiamolo.

Ho amiche che fanno il bollettino emotivo quotidiano: oggi felice, oggi sola, oggi euforica… Io no. Io lavoro. Io corro. E correndo non ti chiedi come stai: ti occupi delle cose da fare.

Ma forse qualcosa da scandagliare c’è. Ed ecco un’altra immagine, la stanza segreta progettata da Salvador Dalì nel museo di Figueres a Barcellona. La puoi osservare dal buco di una serratura e dentro vedi luce verde, piante, oggetti assurdi.
E io mi chiedo: Diletta, cosa c’è nella tua stanza verde?

So solo questo: sono nata d’estate, a Milano, e si moriva di caldo. Mia mamma in ospedale, mio papà al bar.
Eh sì, lui è così: ti ama sopra ogni cosa, ma se non parliamo di qualcosa di concreto… passa oltre.
Un po’ come faccio io con l’introspezione.