Esserci senza esserci

C’è un modo di stare
a cui ogni tanto mi avvicino.

È un modo di essere parte
senza azione, senza pensiero.

Nel mondo —
per un istante senza scopo.

Come chi passa
e non trattiene,
guarda
e non afferra,
vola
ma non lascia scia.

In certe situazioni
mi fingo un piccolo insetto silenzioso.

Non vista.
Non percepita.

Provo ad ascoltare tutto
senza fare distinzioni,
senza giudicare.

Respiro.

Le cose accadono
senza bisogno di me;
io resto un poco indietro.

Non devo capire,
non devo rispondere.

Lascio riposare
la voce che sempre chiede:
cosa devo fare?
come dovrei essere?

Per un momento
che contiene l’intero universo
non faccio niente.

Non tutto mi riguarda.
Non tutto chiede una presa.

Osservo.
Sono.
Semplice-mente.

Probabilmente
nessuno lo noterà.

In questo spazio sottile
lo stato di coscienza cambia.
Qualcosa si allenta,
qualcosa si apre.

I taoisti lo chiamano wu wei:
non azione.

Non forzare,
lasciare che le cose
trovino da sole il loro movimento.

Ogni tanto
provo questo.

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