
Ogni mattina esco a camminare con il mio cane. Passeggiate lunghe, di un’ora o un’ora e mezza. A volte mi faccio accompagnare — nelle cuffie — da storie e insegnamenti. Altre volte, più spesso, cammino in silenzio.
Tra ciò che ascolto, ci sono i discorsi di Lama Michel, maestro buddhista di tradizione tibetana, che riesce a portare la saggezza del Dharma dentro la vita quotidiana. In uno di questi raccontava del suo maestro, Lama Ganchen. Diceva, con leggerezza, di avere un numero a quattro cifre di “amici molto stretti”. Quando gli chiedevano come fosse possibile, rispondeva che dipendeva dalla sua attitudine a relazionarsi con la parte migliore delle persone.
Questa frase mi è rimasta impigliata dentro.
All’inizio come immagine, poi — poco a poco — come esperienza. Ho iniziato a comprenderla nella pratica quotidiana, attraverso il cuore. Di ogni persona possiamo vedere facilmente limiti e qualità.
Ma quando scegliamo di rivolgerci alla parte migliore dell’altro, qualcosa cambia. Gli altri si sentono accolti, riconosciuti. E noi impariamo a vedere, e a nutrirci, di ciò che c’è di più vivo.
È un’attitudine.
E come tutte le attitudini, va coltivata con cura.
